Point Zero

 

– Mi dispiace.

– Ti dispiace? Perché?

– Per ogni singola cosa che non sei in grado di cambiare.

 

Tiamnar – per gli amici Tia – sedeva ai piedi di una lunga scalinata di marmo scuro, una dentatura laccata di nero, che si snodava tra vecchi grattacieli in rovina e altri ruderi indefinibili, piantati nell’asfalto molti anni prima. La notte stellata scalfiva appena l’alone dei neon intermittenti, mentre le volute di vapore, aggrappate ai tratti più decadenti, davano l’impressione che molte costruzioni fossero sospese in un limbo tetro, colmo di sporcizia, l’incarnazione di un incubo diviso in palazzi pericolanti e cumuli di macerie. Tia teneva le lunghe gambette stese, muovendo ritmicamente gli anfibi. Il giubbotto di pelle l’avvolgeva come un mantello, mentre i lunghi capelli scuri, solleticati dal vento, si agitavano in ogni direzione. Aveva occhi troppo grandi e luminosi perché non spiccassero nel buio, che potevano farla apparire, a seconda dei casi, come il più dolce e invitante dei mali, oppure un cacciatore ferino, un lupo feroce, implacabile. Qualche clangore metallico in lontananza, un concerto di musica di almeno mezzo secolo prima, tenuto in una piazzetta poco distante, e poi il desolante silenzio di quelle vie anguste, immerse per buona metà nel buio intermittente di una città che aveva smesso ormai di funzionare da troppo tempo.

Mhè…

Sussurrò volgendo il capo verso la cima della scalinata, dove la strada si apriva in un viale più ampio che però non riusciva a scorgere.

Sai cos’è la cosa peggiore dei miei incubi?

Esordì una voce distante alle sue spalle, velata da una sfumatura di profonda malinconia.

I mostri, le disgrazie, o l’impossibilità di uscirne?

No, il fatto che prima di esserne divorato riesca sempre a risolvere i problemi che li hanno generati.

Un sogno nell’incubo?

Più probabilmente una beffa che resista al risveglio.

Quanto tempo ci rimane?

Tutto il tempo del mondo…

Allora è già tardi, dobbiamo provare a mettere a segno il nostro colpo migliore.

Perché no? Del resto l’impossibile è solo un altro modo di tentare.

 

Sotto un cielo d’acciaio, punteggiato di astri spezzati e saturo di miasmi cangianti, la realtà cominciò a disfarsi.

THE SLEEPWALKER’S FLESH

 

THE MEMORIES CORE