THE MEMORIES CORE

Beneath a Pure Reflection

Chiunque abbia un’anima deve pargane il prezzo in lacrime e patimenti, ed è un segreto che tutti conoscono…

…e che tutti preferiscono dimenticare.

***

 

ALPHA

 

Il comandante poggiò la pistola sulla plancia di comando, ignorando lo sfarfallio dei sensori che, al contatto con l’arma, sembravano aver decuplicato i loro sforzi nell’ammonire l’equipaggio sull’imminente collisione. Stevenson si alzò dalla sua postazione e trasse un profondo sospiro. La mano guantata corse a sbottonarsi il colletto dell’uniforme e lui proruppe in un rauco <<Siamo fregati, non abbiamo margine di manovra. Ci finiremo contro.>> Il comandante continuò a dargli le spalle, smorzando un sussulto nell’assottigliare lo sguardo sull’immensità di quell’asteroide, che avanzava inesorabilmente verso la flotta per annientarla. Il gigantesco ammasso roccioso solcava le nere distese siderali trascinando con sé il cupo vociare della disfatta, rombante e cavernoso muggito di un’entità proveniente dal nulla cosmico, desiderosa di estendere i confini del proprio regno alla distruzione invincibile, sua complice ed eterna sorella. Con insolita compostezza anche Clare si alzò dal proprio posto, affiancandosi all’uomo che avrebbe voluto e dovuto condurre tutti loro in salvo, se solo non si fosse inimicato il fato. <<Ci restano meno di quattro minuti, le navette sono state tutte espulse e la stiva risulta libera. Le provviste viaggeranno nel cargo minerario, scortato dagli ultimi due intercettori della federazione. Vuole che comunichi ulteriori direttive?>>  La voce della giovane era ferma, compita, la formula corroborata di decoro e coraggiosa rassegnazione che ci si sarebbe giustamente aspettati da un comandante in seconda, addestrato meglio di chiunque altro per affrontare situazioni critiche di una simile portata. Eppure l’uomo che le stava accanto pose silenziosamente il suo sguardo distante su di lei e conobbe la terribile verità che ella avrebbe sempre taciuto. La sua postura composta, l’espressione salda, si frantumavano nelle lacrime che nessun diligente sfoggio di coraggio avrebbe potuto cancellare. Nemmeno un tremito le accompagnava, viaggiavano solitarie sul viso della giovane, lungo solchi profondi nei quali carne e anima erano un tutt’uno. La collisione imminente fece saltare lo stabilizzatore di rotta e la pressione provocata dall’attrito deformò istantaneamente parte dello scafo, con i rotori a pieno regime ululanti di sdegno nell’accorgersi di come fosse di colpo diventato impossibile correggere l’asse del vettore, che ora faceva scivolare lateralmente la nave, verso il roccioso detrito innanzi a loro. Molti uomini e donne nella sala comando gridarono, ma nessuno di loro imprecò, nessuno maledisse la sciagura incombente. Stevenson si aggrappò a una delle poltrone, vociando disperato <<N-non permettetele di averla vinta! Non lasciate che la follia vi consumi! Dannazione, non cederemo le armi così facilmente. Comandante…Luis…io…>>. Un altro sinistro boato lo zittì, incrinando i vetri rinforzati con profonde venature, mentre il resto della cabina si surriscaldava a tal punto da far saltare i pressurizzatori termici. L’uomo chino sulla plancia di comando afferrò la pistola e con muto gesto di sfida alzò il capo sull’apocalisse che si precipitava contro la sua nave, il suo equipaggio, i suoi compagni. Un solo minuto a dividere tutti loro dalla corsa inarrestabile di quella cometa sventratrice, scagliata dal palmo di un boia che attraversava gli universi, sordo al richiamo dell’umana pietà. <<Questa non è una resa. Ciò che udite è il frastuono glorioso della nostra ultima battaglia, che affrontiamo con le armi in pugno nel nome del nostro indissolubile spirito. Se noi tutti siamo uno, nulla potrà schiacciare l’eco immutabile del nostro operato. Siamo noi, oggi, che scegliamo di levarci in trionfo contro i legacci della morte, che per quanto ci vorrebbero prigionieri della loro perfidia, non conosceranno mai il sapore della nostra codardia. Siamo uomini liberi. Moriremo da uomini liberi.>> Nel fragore assordante dello schianto, un coro giubilante di grida si unì a quello dell’esplosione. Nel silenzio che sarebbe seguito, l’eco di quel grido avrebbe posto un marchio indelebile nel mutismo senza fine della galassia.

…To be continued…